Lo smart working oggi: regole, obblighi e rischi legali
Lo smart working non è più quello che era nel 2020.
Dopo anni di utilizzo emergenziale, il lavoro agile è entrato in una nuova fase, più regolata, più esigente e soprattutto più “giuridica”.
I recenti interventi normativi del 2025–2026 non introducono un diritto generalizzato, ma cambiano profondamente il modo in cui lo smart working deve essere gestito e, soprattutto, contestato.
Smart working: dalle origini alla trasformazione post-pandemia
Lo smart working nasce con la Legge 81/2017 come modalità flessibile di esecuzione del lavoro subordinato, basata su un accordo individuale.
Durante la pandemia, però, questo modello è stato completamente stravolto: niente accordi, utilizzo generalizzato e funzione sanitaria.
Oggi siamo in una fase diversa: lo smart working è tornato alla sua struttura originaria, ma con un peso completamente nuovo.
Non è più un’opzione “eccezionale”, ma una modalità stabile di lavoro.
Responsabilità del datore di lavoro
Le recenti riforme incidono su tre aspetti fondamentali.
Il collegamento con il D.Lgs. 81/2008 è stato rafforzato così che il datore è responsabile anche nel lavoro da remoto, non controllando la casa del lavoratore ma informandolo sui rischi, aggiornando le misure di sicurezza ed organizzando il lavoro in modo corretto.
Pur non esistendo un diritto automatico allo smart working, il datore di lavoro comunque non può più dire semplicemente “no”.
Serve una motivazione concreta, ragionevole e coerente con l’organizzazione.
Questo vale soprattutto in presenza di problemi di salute, esigenze familiari e situazioni di fragilità.
Lo smart working quindi non è più solo flessibilità e produttività ma diventa anche strumento di tutela del lavoratore.
E questo cambia completamente il quadro.
Obblighi informativi: cosa cambia nel 2026
Un profilo particolarmente rilevante introdotto dalle recenti modifiche normative riguarda proprio gli obblighi informativi in capo al datore di lavoro.
L’art. 11 della legge 11 marzo 2026, n. 34, ha infatti previsto specifiche sanzioni per le imprese che non forniscono ai lavoratori informazioni chiare, complete e aggiornate in relazione allo svolgimento dell’attività in modalità agile.
Si tratta di un rafforzamento di un obbligo già previsto dalla Legge 81/2017, che impone al datore di lavoro di consegnare un’informativa sui rischi generali e specifici connessi alla prestazione lavorativa.
La novità del 2026 non introduce un obbligo nuovo, ma ne modifica profondamente l’effettività:
l’informativa deve essere concreta e comprensibile, deve essere aggiornata periodicamente e soprattutto deve essere effettivamente consegnata e tracciabile.
In altre parole, non è più sufficiente predisporre un documento formale, ma le imprese devono dimostrare di aver adempiuto correttamente e continuativamente all’obbligo.
Questo comporta un cambio di prospettiva significativo: la gestione dello smart working entra a pieno titolo nell’area della compliance aziendale, con conseguenze anche sul piano sanzionatorio.
Smart working e contenzioso: i rischi per le imprese
Le nuove regole stanno aprendo spazi di contenzioso molto concreti.
I casi più frequenti riguardano:
- rifiuto immotivato dello smart working
- revoca improvvisa del lavoro da remoto
- mancata valutazione di situazioni personali (salute, figli, caregiver)
- problemi di sicurezza e infortuni
- controllo a distanza e privacy
In tutti questi casi, il giudice non si limita più a verificare la regola, ma valuta la ragionevolezza, la proporzionalità e la correttezza del comportamento aziendale.
Le imprese non possono più gestire lo smart working in modo informale.
È necessario:
- strutturare accordi chiari
- documentare le decisioni
- motivare eventuali rifiuti
- aggiornare le misure di sicurezza
- verificare la corretta gestione degli obblighi informativi
Il rischio non è solo organizzativo, ma anche legale.
Smart working tra organizzazione e diritti
Il lavoro agile oggi non è più solo una scelta organizzativa ma è uno spazio in cui si incontrano organizzazione aziendale, diritti fondamentali, sicurezza ed equilibrio vita-lavoro.
Lo studio ha sempre seguito con particolare attenzione l’evoluzione normativa e applicativa del lavoro agile.
Il Prof. Fiorillo, socio fondatore dello studio e docente presso la LUISS, è attualmente impegnato in attività di formazione specialistica sul tema “Linee guida della Funzione Pubblica per il lavoro agile: i requisiti obbligatori dei lavoratori, gli obblighi dei responsabili, i lavoratori fragili e gli accordi individuali”.
L’attività accademica e formativa, unita all’esperienza professionale, consente allo studio di offrire un’assistenza aggiornata e qualificata in un ambito in continua evoluzione, supportando imprese e lavoratori nella corretta gestione dello smart working e nella prevenzione del contenzioso.
Il nostro studio assiste aziende nella strutturazione dello smart working ed in particolare nella:
- predisposizione di accordi
- regolazione dei rifiuti o revoche
- gestione degli obblighi di sicurezza e informazione